I medici della Terapia Intensiva Neonatale in formazione con Fondazione Paoletti
BARI, 23-24 giugno - Presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), Fondazione Paoletti ha realizzato il primo incontro del percorso formativo previsto nell’ambito del progetto “Un Nido per Pollicino”: quattro giornate dedicate a 50 medici ed infermieri del Policlinico di Bari.
Le problematiche che si affrontano nei settings di Terapia Intensiva Neonatale sono relative non solo a neonati estremamente prematuri, il cui tasso di sopravvivenza è andato aumentando nel corso degli ultimi decenni, ma anche alla diagnostica e al trattamento di patologie malformative complesse.
La nascita di un bambino pretermine, o affetto da problematiche importanti, porta necessariamente con sé forti rischi per la sopravvivenza ed è un evento emotivamente stressante e difficile da affrontare per i genitori.
I medici ed il personale ospedaliero del reparto di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) hanno il compito molto impegnativo di infondere loro fiducia e di scongiurare reazioni fortemente negative come il rifiuto o la colpevolizzazione, molto frequenti in queste circostanze.
La Fondazione Patrizio Paoletti e la Fondazione L’Albero della Vita, ente finanziatore, hanno sviluppato insieme questo progetto didattico, collaborando con il Prof. Nicola Laforgia, Direttore dell’U.O.C. di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico barese, per incrementare ulteriormente il livello delle competenze relazionali dello staff medico, paramedico ed infermieristico.
Intento specifico è quello di fornire strumenti e tecniche per il potenziamento delle capacità comunicative e per il miglioramento della qualità del sostegno offerto alle famiglie dei bambini nati pre-termine o patologici.
La “comunicazione relazionale”, idea cardine del metodo didattico “Pedagogia per il Terzo Millennio” della Fondazione Paoletti, è lo strumento-guida scelto per dare valore aggiunto alle competenze tecniche e alla passione professionale del personale dell’ospedale pugliese.
I lavori sono stati condotti dal dott. Marco Lacerenza, medico specializzato in Neurologia, Fisiopatologia e Terapia del dolore Responsabile del Centro di Medicina del Dolore Casa di Cura S. Pio X Milano, Fondazione "Opera San Camillo", e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Patrizio Paoletti, insieme alla dott.sa Elena Perolfi, direttore didattico dell’Alta Scuola di Pedagogia per il Terzo Millennio e responsabile dell’equipe pedagogica della Fondazione. I temi della “patient-centered care” sono stati sviluppati attraverso un percorso multidisciplinare coerentemente articolato su istanze della pedagogia relazionale e delle neuroscienze.
E’ così che, partendo dalle funzioni cerebrali che presiedono i processi comunicativi e passando per la consapevolezza di sé, delle proprie emozioni e di quelle degli altri, i 50 partecipanti al corso hanno potuto giungere ad una profonda analisi del concetto di empatia, indispensabile per un consapevole e corretto approccio comunicativo.
I medici e gli infermieri dell'U.O.C. di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Bari hanno accolto con forte partecipazione i contenuti del corso, riconoscendolo come un’occasione d’aggiornamento altamente professionalizzante e di straordinaria attualità.
D’altra parte è stato dimostrato che le reazioni negative dei genitori alla nascita di bambini prematuri possono ledere il benessere mentale della coppia e il rapporto con il bambino, nonché precludere le sue potenzialità: la percentuale di divorzi superiore alla norma tra i genitori di neonati prematuri e il maggior numero di abusi sui minori riscontrato statisticamente in queste famiglie, ne rappresentano una triste conferma.
Una positiva e costante presenza dei genitori nei reparti TIN, insieme ad una attenta e professionalizzante formazione nei termini dell’empatia e della comunicazione, sono il primo passo per il corretto sviluppo psico-evolutivo di questi bambini. L’entusiasmo del prof. Laforgia, dei suoi collaboratori e delle Fondazioni promotrici di questo progetto suggerisce che un consapevole approccio comunicativo e professionale sia lo strumento indispensabile per compierlo.